|
TV: più la guardi, più divorzi
Allarme dei matrimonialisti: troppe ore incollati al video
dividono la coppia Anno di pubblicazione: 2007. © della Dott.ssa Serenella Salomoni. Da Mybestlife
Roma, 11 febbraio 2007 - Troppe ore incollati alla tv sono
dannose, si sa. Ma se si parla di coppie già in difficoltà o
normalmente litigiose, l’effetto può essere ancor più
devastante: la fatidica goccia che fa traboccare il vaso
portando a separazioni o al fatidico divorzio. E’ questo
quanto emerge da uno studio promosso dall’Associazione Donne
& Qualità della Vita, guidata dalla sessuologa Serenella
Salomoni, in collaborazione con un pool di 30
matrimonialisti, su un panel di 250 coppie.
Intendiamoci: spesso non accade, ma il rischio secondo gli
esperti c’è tutto. Se nella maggior parte dei casi (47%) si
discute ma poi si finisce per sdrammatizzare, un’importante
fetta di intervistati ammette a volte di litigare con il
partner in maniera più seria, tanto da lasciare strascichi
nel rapporto (26%). Meno numerosi sono invece i casi di chi
si confronta spesso (18%), e davvero rare sono le coppie che
si trovano sempre in sintonia (9%).
Spiega infatti Serenella Salomoni: «La tv può indubbiamente
diventare un mezzo che porta alla discussione. Ma in alcuni
casi, può diventare una vera ossessione: si trova in ogni
stanza, non più solo in salotto, e spesso rimane per lo più
accesa senza essere necessariamente seguita, ma come
pretesto perché il compagno (o la compagna) resti in
silenzio».
Negli oltre 250 casi di separazioni analizzate il fattore tv
è stato una concausa di divorzio di ben una coppia su due.
Ovviamente uno dei coniugi lo individuava come uno tra i
motivi di disattenzione o di mancanza di dialogo di coppia.
Ma è significativo che l’invadenza del mezzo televisivo
acquisti un ruolo così visibile.
Una tendenza, questa, favorita dalla tradizionale bulimia
degli italiani, veri e propri campioni della videodipendenza.
Anzi, peggio: secondo un’analisi del centro media OMD sono
dei veri hard viewer. Gli adulti, ad esempio, raggiungono
mediamente le 4 ore e 17 minuti contro una ben più modesta
media europea di 3 ore e 33 minuti, avvicinandosi così
pericolosamente alla media americana di 4 ore e 25 minuti.
La palma d’oro del consumo tv spetta, però, alle donne che
raggiungono le 4 ore e 47 minuti. Guardando alle classi
d’età, i dati segnalano poi che in Italia ci sono ben
970.000 35/44enni che arrivano a consumare fino a 9 ore e 25
minuti di televisione (indice di affinità 57), dato che
cresce fino a 1.400.000 nella fascia 45/54 (indice di
affinità 100). A questi vanno aggiunti coloro che si fermano
a ‘solo’ 5 ore e 48 minuti nelle due fasce d’età,
rispettivamente 1.700.000 (indice di affinità 99) e
1.500.000 (indice di affinità 106).
“La televisione, insomma, va a rompere determinati equilibri
che sono alla base del dialogo e della capacità di
confronto”, ragiona Gian Ettore Gassani, matrimonialista con
studi a Roma, Salerno e Napoli. “Quando si crea il silenzio,
quando la televisione diventa una barriera di comunicazione,
anche il rapporto coniugale o da conviventi vive delle
complicanze. Ci sono coppie che addirittura vedono la
televisione in due stanze diverse, allontanandosi anche
fisicamente”.
I gusti personali, inoltre, si discostano almeno in parte
dalle preferenze di coppia. Se infatti film, fiction e
varietà sono le tre categorie in cima alla fruizione singola
(rispettivamente con il 62, 55 e 43%), nella visione di
coppia le preferenze si attestano sui programmi di
informazione e approfondimento giornalistico (28%) -in
primis “Porta a Porta”- seguiti da film e fiction (23%) e
dai quiz (20%). Tra le trasmissioni maggiormente “consumate”
in coppia figurano, in particolare, oltre a “Porta a Porta”
(38%), “Che tempo che fa” (27%), “Anno Zero” (22%), “Matrix”
(7%), e “Uno Mattina” (6%). Precipitano, invece, le
categorie show/varietà (18%) e calcio e sport (11%), a
dimostrazione che questi due filoni televisivi sono i più
divisivi per la coppia, potenzialmente i più a rischio
litigi. E, quindi, quelli meno frequentati dalla visione in
tandem. Le trasmissioni sportive, in particolare, restano la
pietra dello scandalo: infatti coinvolgono solo il 30% delle
donne, mentre il loro consumo resta prettamente maschile
(70%).
«In realtà non ci sono molti programmi positivi per la
coppia –chiosa Cesare Rimini, noto avvocato matrimonialista-.
Tra questi bisogna considerare soprattutto quelli culturali.
Il programma di Fabio Fazio può essere tra questi perché è
intrattenimento e allo stesso tempo una trasmissione
culturale. Oppure “Per un pugno di libri”». Di opinione
diversa, ma non per forza opposta, è Alessandro Simeone,
avvocato divorzista: «Non penso che esistano programmi più
dannosi di altri, tutti i programmi hanno la stessa valenza
da questo punto di vista. Non è tanto il contenuto, ma è il
mezzo. Anche i talk show, ad esempio, oramai vengono fatti
ad un’ora talmente tarda e si concludono ancora più tardi
(anche all’una di notte), che un approfondimento diventa
impensabile».
Non è detto, poi, che nelle coppie l’uso, o l’abuso, del
mezzo televisivo sia uguale a quello dei singoli fruitori.
Dallo studio emerge infatti che la maggior parte delle
coppie guarda insieme la tv da 1 a 3 ore (28%), ma non manca
chi si attesta tra le 3 e le 6 ore (26%). Seguono i light
viewer, che accendono la tv meno di un’ora al giorno (22%) e
i telemaniaci, che accendono il loro elettrodomestico
preferito anche più di 6 ore al giorno (18%). Anche nell’uso
della tv il tempo è tiranno e i telespettatori hanno dei
momenti privilegiati e dedicati completamente alla tv. I
momenti topici per guardare in coppia la televisione
risultano l’immancabile dopo cena (83%) anticipato molto
spesso anche dal pasto serale (42%). A sorpresa, anche la
prima colazione diventa un momento di condivisione mediatica
(28%), mentre il pranzo, anche a causa degli impegni di
lavoro, si ferma al 7%.
Considerando poi che “gli unici momenti in cui ci si vede
sono diventati la cena e il dopocena –spiega Rosaria Capozzi,
matrimonialista di Napoli– ecco che, se in queste
circostanze, la coppia, piuttosto che dialogare, guarda pure
la tv, è evidente che tutti i problemi, grandi o piccoli che
siano, possano ingigantirsi. In particolare, trovo negativi
i programmi che danno un’idea di famiglia e di coppia non
positiva, perché tendono a far risultare normale quella che
è l’anormalità”.
Ma chi decide, in ultima analisi, su quale canale
sintonizzare il televisore? In rari casi accade che la
decisione spetti ‘al più veloce’, a chi prima s’accomoda, ma
nella stragrande maggioranza dei casi la scelta spetta a un
comune accordo (42%). Nei casi di scelte unilaterali il
telecomando finisce più facilmente, ma non molto, in mano
alla donna (28%) rispetto agli uomini (25%). La prova?
“La televisione può essere fonte di litigi e crisi per una
coppia e può incidere negativamente su un rapporto già
incrinato”, precisa Andrea Rossolini, matrimonialista del
foro di Ancona. “Penso a programmi come le telenovelas, ad
esempio. Alcune mogli, infatti, non ne perdono una puntata e
si disinteressano completamente della vita coniugale,
destabilizzando il rapporto di coppia”.
|