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Bambini delusi sì, ma anche da grandi?
Forse il cieco sacrificio non ha mai pagato bene
© di Francesco
Pandolfi Balbi
Quello che sto per illustrare è uno degli
innumerevoli spunti forniti dalla lettura de "Il
Sentiero" di Eva Pierrakos, già presentato in questo
sito qualche giorno fa.
"E' a livello inconscio che si
formano durante l'infanzia i primi malintesi, che sono dovuti
al fatto che il bambino percepisce ed interpreta la realtà
intorno a sé in modo incompleto e distorto. Questi malintesi
infantili si trasformano in convinzioni erronee ben radicate,
che potremmo chiamare "immagini", in quanto sono
simili ad impronte impresse nella sostanza dell'anima.
Queste continuano ad esercitare la loro
influenza sull'individuo per tutta la sua vita, fin quando non
vengono rese coscienti e corrette.
Oltre che da questi malintesi, un'immagine
è costituita anche da emozioni distorte e da blocchi fisici.
Quando un'idea è basata su delle percezioni sbagliate, non
può che essere erronea; quindi le immagini sono delle
conclusioni sbagliate sulla natura della realtà, così
profondamente radicate nella psiche da poter assumere il
controllo dell'individuo. (...)
(...) Un'altro esempio può essere quello
dell'immagine che si forma quando una madre allatta il suo
bambino solo quando sta buono, mentre lo ignora quando strilla
e piange. In un caso de l genere il bambino trae la conclusione
che esprimere i suoi bisogni significa essere trascurato dalla
madre, mentre non esprimerli significa esserne accudito. Egli
si forma la seguente convinzione: "Perché i miei bisogni
siano soddisfatti, non devo mostrare di averne!" Quest'attitudine può temporaneamente funzionare con la madre,
ma si rivelerà certamente disastrosa nel prosieguo della sua
vita, quando non sarà più adatta alle circostanze, e
produrrà risultati opposti a quelli desiderati. Da adulto,
nessuno conoscerà i suoi bisogni e nessuno li soddisferà.
L'aspetto tragico di tutto questo è che,
non essendo cosciente di questa immagine, egli tenderà a
mostrare sempre meno i suoi bisogni, sperando che alla fine
qualcuno lo ricompensi per questo. Così la sua
insoddisfazione aumenta sempre più, perché egli non
comprende che il vero motivo si trova dentro di lui, e
consiste nel fatto che la sua immagine genera un atteggiamento
incompatibile con il raggiungimento della soddisfazione.
L'unica via di uscita è quella di
prendere coscienza di questa immagine e di dissolverla. Ogni
altra soluzione è illusoria, in quanto le immagini hanno un
carattere magnetico, e finiscono per plasmare la realtà di
chi le coltiva."
A quali ulteriori congetture potrebbe
guidarci il significato di questo brano?
Analizziamo il nostro comportamento: l'antico quanto famoso
enunciato "Chiedete e vi sarà dato", che a mio
avviso è di una chiarezza e di una verità assolute, viene snobbato
dalla maggior parte di noi. Il nostro atteggiamento più
diffuso
è invece quello di non manifestare i nostri bisogni nemmeno a
noi stessi, talmente è radicata l'illusione che
per ottenere occorra
tacere.
E' quindi molto probabile che la nostra
abitudine ad aspettarci il peggio dalle esperienze altro non
sia che uno dei frutti del radicamento di questo meccanismo.
La psicologia conosce bene l'umano associare la figura paterna
con quella di Dio; niente di più facile, allora, che l'adulto
sacrificarsi per ottenere attenzioni e premi Divini altro non
sia che il perpetuarsi di questo presupposto errato.
Certo la Chiesa Cattolica, con la sua dottrina della
sofferenza e della Croce, altro non fa che alimentare questo
disagio così distruttivo per il singolo e per la
comunità.
Ora la domanda è: è anch'essa frutto
dell'umana incapacità di superare i traumi dell'infanzia
oppure, ben consapevole di questi meccanismi psicologici, sta
semplicemente provvedendo ad utilizzarli per raggiungere i
propri obiettivi?
In fondo, però, non è poi così
importante rispondere a questa domanda, quanto alle
seguenti:
Mi sto portando ancora dentro questa ferita?
Cosa devo semplicemente capire per superare quest'abitudine
infantile e diventare sul serio un organismo mentalmente
adulto?
Davvero il mio Dio ha bisogno di masochismi per potermi
premiare? Non sarà che, molto più semplicemente, mi stia
già donando continuamente, senza che me ne accorga, tutto
ciò che mi serve per essere una cellula amata, parte di Lui e
perfettamente produttiva?
Rispondersi, te l'assicuro, inebria
l'anima e fa sentire veramente grandi. Forse non per un
risultato temporaneamente irrealizzato ma perché, e sono in
molti a dirlo, l'importante non è arrivare, ma viaggiare.
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