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Pensiero moderno e potere
Se la smania di controllo fa "flop"
© di Francesco Pandolfi Balbi
L'atavica abitudine a difendersi
attaccando è andata assumendo da parecchi secoli dimensioni preoccupanti.
Sto parlando del naturale orientamento di ogni forma vivente
ad accumulare risorse nei periodi d'abbondanza per utilizzarle
in caso di necessità.
La "questione umana" denota
parecchi aspetti dei quali sarebbe ormai opportuno prendere
coscienza vista la portata delle ripercussioni che ognuno di
noi, nel proprio piccolo, è capace di generare all'interno
dell'ecosistema nel quale tutti viviamo.
La continua ricerca del potere è, a mio
avviso, una delle aberrazioni derivanti dall'enorme stress al
quale la nostra razza è sottoposta da secoli. Un grande peso
grava sulle nostre spalle, un peso che la maggior parte di noi
rifiuta ancora di accettare, per non parlare poi di prenderne
coscienza.
Che siamo la razza più intelligente del
pianeta è quasi certamente vero, e questo comporta grandi
responsabilità sia nel breve (oggi) che nel lungo termine (i
secoli a venire), nel concreto come nel trascendentale.
Se è vero che la Vita nasce per procedere
in una direzione, ne consegue che questa viene in primo luogo
ricercata attraverso fasi evolutive di analisi e di sintesi.
Inutile sottolineare che la maggior parte del compito spetta
agli organismi più evoluti: noi.
La storia è un continuo alternarsi di epoche di crisi
(durante le quali ognuno brancola più o meno nel buio alla
ricerca di una nuova verità da seguire, ed oggi siamo
precisamente a questo punto) con periodi nei quali la
coscienza di razza si basa sulle certezze acquisite producendo
momenti di vero e proprio splendore (sintesi).
Questa non è altro che la manifestazione
a lungo termine in ambito umano di una delle leggi
fondamentali della natura, splendidamente riassunta da Ermete
Trismegisto nell'antico enunciato: "Come è in alto,
così è in basso".
Altri esempi? L'alternarsi del giorno e
della notte, quello delle stagioni, dell'alta e della bassa
marea, del ciclo mestruale, dell'andamento dei titoli di
borsa, le giornate "nere" che si danno il cambio con
quelle nelle quali tutto sembra andare liscio, e via dicendo.
Sono in molti a pensare che se l'Uomo
riscoprisse le leggi che regolano la vita, automaticamente
conoscerebbe se stesso e gli sarebbe molto più facile
"vederci più chiaro". Queste leggi sono pochissime
ed agiscono sia a livello macroscopico che microscopico
regolando tutti, ma davvero TUTTI gli aspetti dell'esistenza:
da quello puramente fisico, all'emozionale, allo psicologico,
al trascendentale.
Se esiste qualcosa che sfugge all'armonia
di tali leggi, questo è certamente il nostro universo
mentale, partorito da piccoli dèi (noi) che si stanno
esercitando a creare. Forse è proprio questo il momento di
allungare un tentacolo in una certa direzione per ottenere
aiuto e rinfrescarsi la memoria su un paio di cosette. Intanto
cessiamo di separare, ricominciamo ad unire.
La prima, bruciante necessità? Smettere di classificare ogni
cosa, finirla con l'eterno discernere fra il bene ed il male.
C'è un'altissima possibilità che
quest'ultimo sia un frutto esclusivo proprio della mente, che
influisce talmente sui nostri pensieri da condizionare l'umano
percepire le cose del mondo.
Siamo nati così, siamo così da sempre.
Non escludiamo a priori quest'idea. Amare la verità significa
in primo luogo mettersi in discussione, farlo quasi giocando
per riprendere quanto possibile il passo con la grande danza
della Vita.
C'è un atteggiamento che facilita
enormemente questo processo: si tratta dell'abbandonarsi a
questa danza con totale fiducia.
E' difficile da credere, ma questa
certezza può essere accudita con un processo empirico e
progressivo, che consiste inizialmente nel rimettere in
discussione qualsiasi nostro valore e certezza. Serve a
determinare se essi siano autenticamente nostri e ad
individuare, nella Babele di pensieri che ci vorticano nella
mente senza che sappiamo da dove siano giunti, quelle leggi
solo apparentemente magiche che sono responsabili
dell'andamento della vita nostra e del creato.
E' molto probabile che i nostri problemi
di oggi non derivino dall'ingiustizia della vita, ma dal
nostro ignorarne quei meccanismi che invece gli animali e le
stagioni conoscono a menadito, sia pure privi di
consapevolezza.
Inevitabilmente il famoso morso della mela
assume connotati e significati diversi da quelli di sempre:
potrebbe essere il ricordo, deformato in leggenda, di un
compito importantissimo d'esclusiva competenza della nostra
razza, quello di scoprire il sapore, la consistenza e
l'aspetto interiore dei frutti del creato.
Ben presto potremmo non sentirci più dei
peccatori. Potremmo finalmente comprendere che un compito di
enorme importanza è stato affidato dall'Esistenza al genere
umano, compito per assolvere il quale ognuno di noi può
essere continuamente nutrito di gioia, risorse e strumenti nel
rispetto di un'altra delle leggi fondamentali della vita:
quella di causa-effetto.
Inizia a produrre secondo la tua
coscienza; ben presto, e senza sapere da dove provenga,
sentirai nelle vene un nuovo nutrimento, quello per te più
congeniale.
Provaci, fallo con lo spirito giocoso che useresti
amoreggiando con la persona dei tuoi sogni. La Vita ci è
Madre, ci è Padre, ma è anche la nostra amante di sempre.
Molti ritengono che questo atteggiamento
sia il prossimo inevitabile assunto generazionale. E' facile
comprendere perché: l'attuale stile di vita, il nostro modo
aggressivo di interpretare la realtà e di affrontarla è
ormai divenuto anacronistico ed alimenta da parecchio tempo
una visione distorta ed inconcludente della realtà.
Oggi le persone sono in crisi perché non
c'è rimasta alcuna direzione da seguire se non la più
apparentemente improbabile: quella che chiama in causa
l'interiore ed apre la buia frontiera che conduce
all'Assoluto.
Il modo in cui ci conviene affrontarla?
Diverso, entusiasmante. Agiamo con serietà ed equilibrio, ma
anche giocando, altrimenti perderemo molte partite prima di
capirci qualcosa. Comprendiamo soprattutto questo: la prossima
partita ognuno dovrà giocarla a modo proprio, ogni
riferimento ai "si dice" ed ai "si fa"
condurrà nel migliore dei casi ad uno stallo.
Nell'incertezza della nostra epoca il
genere umano ha già fatto molto. Siamo tutti di fronte ad un
portale che nasconde mille promesse, senza saperlo ci stiamo
velocemente preparando alla prossima mossa.
Prendiamo il tempo che ci serve, ma
ricordiamo che il nostro futuro è oltre quella soglia e non
gli sfuggiremo, soprattutto perché è un futuro di luce. Sta
ad ognuno di noi decidere se vivere il proprio futuro da
protagonista, contribuendo a creare un mondo migliore, o da
immobile perdente.
La nostra epoca è venuta esattamente
affinché noi camminiamo, come sempre, in avanti.
Abbandoniamoci al richiamo, rimbocchiamoci le maniche,
dimentichiamo il bisogno di portarci dietro armi, denaro,
sicurezze. Là dove prima o poi andremo ci occorrerà un'unica
cosa: l'entusiasmo di scoprire e di creare ancora.
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