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Un mistero chiamato desiderio

L'attrazione fisica dipende soprattutto da fattori genetici. Ma è l'immaginazione, la fantasia, esaltata dai nostri sensi, il vero afrodisiaco della passione

© di Alessandra Oberti

Mi piace. Mi attrae. Mi interessa, incuriosisce, stuzzica, seduce. Qualcosa in questa persona mi induce improvvisamente a soffermarmi, a notarla. Lui o lei si stacca dallo scenario di fondo, diventa speciale. Eccolo, il desiderio. Una sensazione familiare: eppure se cerchiamo di scomporla, di farne una sorta di anatomia, sono molte le sorprese che ci attendono. Prima fra tutte, la grande ricchezza di opinioni che regna fra gli esperti: sessuologi, psicanalisti, studiosi di neurofisiologia. Un approccio non esclude l'altro, ma sono molti i punti di vista da cui si può guardare alla nascita dell'interesse sessuale. Si può per esempio cominciare dall'antropologia, come suggerisce Franco Mascherpa, ginecologo e docente di sessuologia presso la Scuola di Specialità dell'Università di Torino, che individua la geografia dei desideri nel nostro cervello, risultato dell'evoluzione di almeno tre distinti organi preposti al pensiero: un encefalo da rettile, sede delle funzioni più primitive come l'attacco e la fuga, quello del mammifero dove prevalgono funzioni come il desiderio sessuale e la riproduzione, e infine la corteccia cerebrale, sede della memoria, della logica, della creatività. Mascherpa ricorda infatti che "i nostri comportamenti sessuali sono in gran parte dettati oltre che dalle leggi evolutive e di selezione naturale, che hanno portato alla creazione della specie umana, anche dalle modificazioni prodotte dalle varie culture. È in questa chiave che bisogna leggere la diversità di molti atteggiamenti riguardo al sesso, adattati ai vari tipi di società pur partendo da un comune substrato genetico. Il desiderio è quindi un fatto culturale, differente a seconda dell'esperienza storica e sociale in cui ciascuno vive, ma che allo stesso tempo si richiama alla matrice comune che lega tutti gli esseri umani". Ecco spiegato, allora, il successo di certe caratteristiche femminili presso i maschi - le curve e tutti gli altri sottili indici di fertilità: le gambe dritte (le gambe storte possono essere collegate a difficoltà nel partorire), il seno procace, curiosamente simile alle mammelle della puerpera che allatta, la giovane età, i glutei che segnalano una vivace attività motoria, i depositi di grasso che indicano uno stato di buona nutrizione. E ancora, un'aureola mammaria evidente e capezzoli erettili, iperstimoli visivi che accendono l'interesse maschile in ogni cultura. Insomma, "i criteri con cui gli uomini scelgono le donne non sono molto diversi da quelli applicati dai nostri antenati ominidi 4 milioni di anni fa". Gli uomini ci guardano e mentre credono di apprezzare due gambe scattanti o una scollatura fiorente senza saperlo stanno valutando se siamo attrezzate a garantirgli il successo evolutivo: tanti discendenti con il loro corredo genetico. E persino la vecchia idea secondo cui la ricchezza e il potere maschile hanno un irresistibile appeal sulle donne trova spiegazione in questo quadro: "Per loro, come per le babbuine Amadriadi, il desiderio si accende più facilmente per il maschio alfa, il re, il leader, quello più visibile, sia esso un professore di scuola o una rockstar. Stato sociale, potere e ricchezza sono sempre stati afrodisiaci", prosegue Mascherpa, "perché noi siamo i discendenti di donne che non hanno sbagliato le scelte sessuali e hanno preferito i maschi più potenti e più in vista, mentre gli altri di rango inferiore hanno avuto poche o nessuna possibilità: questo spiegherebbe anche l'aggressività tra gli uomini quando competono per i favori di una donna. Non è tutto qui, naturalmente. Il desiderio sessuale è qualcosa di molto più ricco e complesso e il suo vero motore, per uomini e donne, è la creatività. La fantasia, l'immaginazione sono il vero grande afrodisiaco". Concorda Roberta Rossi dell'Istituto di sessuologia clinica di Roma: "L'organo sessuale più potente che abbiamo non è tra le gambe, ma tra le tempie. È il cervello che capta i segnali altrui e innesca uno scambio circolare con l'apparato genitale". È vero che in una visione molto generica si può ancora attribuire all'uomo la vista quale senso sovrano del desiderio, mentre la donna predilige il tatto. Ma c'è di più: "La capacità di desiderare è qualcosa che cresce e si struttura con ogni essere umano, prendendo forma attraverso le relazioni che abbiamo con le altre persone. Chi ad esempio viene da una famiglia violenta o da genitori che reprimevano ogni forma di desiderio, oppure al contrario l'anticipavano senza lasciare che si esprimesse, spesso da adulto ha difficoltà non solo a provare attrazione erotica, ma addirittura fa fatica a scegliere un gusto, un oggetto, ad avere preferenze: gli è mancato l'allenamento". Come si cura l'inappetenza sessuale? Risponde Roberta Rossi: "Il grande aiuto interno che abbiamo tutti sono le fantasie sessuali, un vero motore che ci mantiene in movimento per tutta la vita. Tocca al terapeuta, a volte, farle accettare al paziente che le considera invece qualcosa di disdicevole, di sbagliato, o addirittura un tradimento verso il partner". Studiando le fantasie sessuali femminili Nancy Friday ha scoperto che la diffusa opinione secondo cui la vista non è un senso erotizzante per le donne non è più del tutto valida. Ce lo ricorda Roberta Giommi, psicoterapeuta e condirettore dell'Istituto internazionale di sessuologia di Firenze: "In un certo senso, è come se il desiderio femminile più romantico e pudico si affidasse a sensi più "discreti" come l'odorato. Ma oggi si è raggiunta l'idea che l'attrazione più concreta possa tranquillamente essere legata alla vista anche per le donne. Basta pensare alla disinvoltura e all'entusiasmo con cui le ragazze raccolgono i segnali di dichiarata seduzione delle rockstar. Certo, questo è solo un primo passo. Il desiderio può nascere oltre che dai sensi da un'emozione forte, che ti lega a un'altra persona". Eppure, questa "scoperta della vista" è qualcosa di relativamente nuovo. A cui il cinema e la pubblicità hanno cominciato ad atttingere solo di recente: pensiamo alle impiegate che contemplano rapite il fascinoso muratore che - poco plausibilmente - tracanna una Diet-Coke a torso nudo, e prima ancora ai commenti di Thelma e Louise sull'avvenenza del giovane Brad Pitt. Ma se i registi esitano ancora, sono le donne vere a scendere in campo, come Maria Laura Bruschi di Castelnuovo Magra, autrice di una spiritosa lettera a Barbara Palombelli. Il messaggio, pubblicato su Repubblica del 12 dicembre scorso, invece di polemizzare con il diluvio di tette sulle copertine dei newsmagazine e sui calendari, invoca quanto meno pari diritti per il pubblico femminile, con un'equa esibizione di piacevoli anatomie maschili per non veder scomparire l'interesse per l'altro sesso. Ma come e dove nasce in noi, precisamente il desiderio? Mauro Mancia, professore di neurofisiologia presso l'Università statale di Milano e socio didatta della Società psicanalitica italiana, ci dice che la sua sede è la mente. "Nasciamo con il desiderio: di essere protetti, nutriti, "contenuti". Questo fa parte intrinseca di un mondo pulsionale che spinge la vita. È poi dall'incontro con la realtà che hanno origine fantasie e affetti che fondano la mente infantile, che diventano il nucleo che condiziona la nostra attività anche da adulti. E il desiderio sessuale, come ha scoperto Freud, è uno dei grandi desideri presenti nel bambino. Nello scarto tra il desiderio onnipotente e la realtà, si imparano a tollerare le inevitabili sconfitte. Dal punto di vista strettamente fisiologico il desiderio crea una trasformazione somatica che prepara all'incontro, con una costellazione di risposte vegetative che vanno dalle modificazioni dei genitali alla sudorazione. Ma l'orientamento, la selettività del nostro desiderio sessuale dipendono dalle dinamiche affettive vissute nell'infanzia, dalla soluzione del dramma edipico di ciascuno. Non da fattori ormonali". Giorgio Abraham, decano con Willy Pasini della moderna sessuologia, tratteggia un quadro generale: "Il desiderio è un fenomeno polimorfo, un complesso di componenti organiche, biologiche, ormonali, biochimiche dove ci sono ancora molte risposte da trovare. Ci sono meccanismi che ancora non risultano del tutto chiari: perché ad esempio sia uomini che donne producono il testosterone, ma una parte di questo ormone nell'uomo si trasforma in estradiolo, che è un ormone femminile? Perché un supplemento di testosterone non migliora l'erezione maschile mentre influisce sulla libido femminile nel 40 per cento circa dei soggetti? E soprattutto perché, dal mio punto di osservazione di studioso delle patologie del sesso, vedo sempre più pazienti che non lamentano incapacità fisiologiche, fatti meccanici ma un calo "a monte" del desiderio? Mi pare che anche il successo dei viados o più semplicemente l'enorme diffusione di videocassette pornografiche siano tutti tentativi di reagire con un po' di trasgressione a una diffusa inappetenza sessuale. Perfino certe pratiche sadomasochiste sembrano volte alla fabbricazione di un desiderio paradossale". Stiamo diventando animali a sangue freddo, con pulsioni sempre più fievoli? "La situazione non è così nera. Proprio perché si è toccato il fondo, adesso mi attendo un rilancio, una crescita nell'ambito del piacere amoroso, che non è un fatto a sé ma partecipa dell'evoluzione dell'individuo, della cultura. Quello che è sicuro è che dobbiamo liberarci dal mito della freccia di Cupido: il desiderio, l'innamoramento non cadono dal cielo di colpo. Si costruiscono con le esperienze. Anche perché contro la mancanza di desiderio ritengo che non ci siano afrodisiaci seri nella nostra farmacopea. Certo, l'alcol attutisce le inibizioni, ma sappiamo bene che si tratta di una droga, e tutte le droghe (comprese le sigarette) sono stimolanti fino a un certo punto, poi rendono impotenti o comunque disinteressati al sesso. Anche gli uomini che praticano la puntura intracavernosa (iniettandosi nel pene preparati a base di papaverina o prosaglandina) non recuperano certo il desiderio, ma solo la funzione meccanica". L'erotismo è una funzione della mente, dunque? Sì e no, secondo Gian Luigi Gessa, psicofarmacologo del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Sassari: "Negli ultimi anni si è scoperto che il comportamento sessuale è affidato più che agli ormoni ai neurotrasmettitori. Studiare la "chimica" dell'amore non deve essere considerato irriverente, è né più né meno come studiare la chimica della depressione o della mania, stati mentali altrettanto esaltanti o terribili: trovare dei farmaci per curare le patologie dell'amore porterebbe a immensi profitti. Nell'80, lo psichiatra Liebowitz ha diviso l'amore in due stadi: attrazione e attaccamento. La prima, che è quella che ci interessa, inizia quando qualcuno diventa oggetto d'amore e di desiderio entrando nei nostri pensieri occupandoli per buona parte delle ore di veglia. In questa fase si crede che il nostro stato emotivo sia unico, peculiare, personale. C'è esaltazione, euforia, desidero, speranza, paura, sono frequenti manifestazioni neurovegetative come pallori, rossori, sudorazione, tachicardia. Non è ancora possibile stabilire il ruolo di specifici neurotrasmettitori nei vari sintomi della sindrome dell'attrazione, ma alcune considerazioni suggeriscono che la dopamina nel sistema limbico abbia un ruolo fondamentale nella mediazione di alcuni sintomi quali l'esaltazione, l'euforia, il desiderio dell'amato, il "delirio" (cioè credere vero quello che obbiettivamente non lo è), la paranoia, la gelosia ingiustificata. Infatti quando questi sintomi sono presenti in altre condizioni psichiatriche sono soppressi con la somministrazione di farmaci neurolettici, che bloccano i recettori della dopamina e provocano incapacità a provare piacere e desiderio: insomma il contrario dell'attrazione. Per ora, tuttavia, queste ricerche non hanno ancora prodotto, se non a livello sperimentale, efficaci farmaci afrodisiaci che sostituiscano sostanze leggendarie come il corno di rinoceronte (di cui non si è mai dimostrata scientificamente l'efficacia) o pericolose come la cantaridina (la polvere di un coleottero, la cantaride, assai in voga alla corte del Re Sole, che provoca una violenta irritazione alle vie urinarie). Ci sono sostanze che in laboratorio si sono dimostrate assai efficaci, come gli inibitori della serotonina, un neurotrasmettitore che agisce da freno alla passione. Ma non sono ancora arrivate nelle farmacie. Perché, temo, la ricerca sul sesso è ancora considerata qualcosa di frivolo. Purtroppo".

Questione di naso La gag più memorabile di Un pesce di nome Wanda? Kevin Kline che si esalta in una narcisistica danza di seduzione e la conclude annusandosi un'ascella con aria rapita. La parodia del latin lover aveva però un fondamento di verità: c'è infatti qualcuno che si è incaricato di verificare sul piano scientifico come l'odore del maschio susciti le brame femminili. Che per le scrofe fosse irresistibile l'appeal del tartufo - dall'aroma simile a quello dei ferormoni dei verri - si sapeva già; poi c'è stata una ricerca condotta anni fa da Kunio Yamazaki sui topi, che ha dimostrato come questi tendevano ad accoppiarsi, guidati dal fiuto, con soggetti non consanguinei: sembra infatti che siano i geni responsabili del sistema immunitario a controllare anche la produzione di sostanze odorose che, mischiandosi in diversi dosaggi, creano la "firma" aromatica di ogni individuo. Le topine, insomma, sceglievano a naso i partner tra quelli con il corredo genetico più lontano dal loro, evitando l'incrocio tra parenti e favorendo così una maggiore resistenza alle malattie della prole. Tutto questo, però, riguarda anche noi. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori, guidati da Klaus Wedekind, dell'Università di Berna studiando un gruppo di giovani volontari. Ogni ragazzo doveva indossare per due notti consecutive la stessa t-shirt, evitando profumi, alcolici e aglio. Ebbene, quasi tutte le ignare studentesse, a cui sono state mostrate le magliette, hanno trovato attraente l'odore dei colleghi i cui geni del sistema immunitario differivano dai loro. Come le femmine dei topi. Unica eccezione, le ragazze che facevano uso della pillola anticoncezionale, le quali preferivano il profumo dei giovani affine al loro. Forse perché la pillola simula la gravidanza e nella preistoria siamo state programmate a cercare sì partner sessuali non consanguinei per procreare, ma anche l'aiuto di qualcuno per allevare la prole. E chi poteva essere più motivato a farlo, all'alba dei tempi, di un parente o di un fratello, interessato comunque a salvaguardare i geni dei nipoti a lui affini?

Il repertorio di Venere "Si possono distinguere due categorie di sostanze dall'effetto afrodisiaco: quelle di sintesi (generalmente farmaci) e quelle naturali". A guidarci nella disamina dei prodotti che possono in qualche modo aiutare il sesso è Gianlorenzo Masaraki, psichiatra e psicosomatista. Spiega il medico: "Tra i farmaci, alcuni non vengono considerati principalmente attivi sulla funzione sessuale ma il loro effetto viene considerato come "collaterale". Ne sono un esempio molti psicofarmaci che, come gli antidepressivi, possono svolgere un'azione sull'apparato sessuale. Tra questi, in primo piano c'è il trazodone che agisce (nella donna e nell'uomo) sulla libido e sulla qualità dell'erezione maschile. Poiché a volte può generare qualche inconveniente (come il priapismo) deve essere usato sotto stretto controllo medico. Anche i serotoninergici, farmaci di nuova generazione, esercitano un'influenza sulla sfera sessuale, ritardando nell'uomo l'eiaculazione". Tra le sostanze chimiche per l'uomo il dottor Masaraki cita la yohimbina, dall'azione vasodilatatoria, che corregge i deficit erettivi funzionali favorendo l'afflusso di sangue al pene, e, con la stessa azione, le prostaglandine. La bromocriptina, infine, corregge l'eccesso di prolattina normalizzando la funzione sessuale. Per la donna ci sono gli androgeni che riattivano il desiderio sessuale e gli estrogeni che agiscono indirettamente, migliorando, specie in menopausa, la lubrificazione e il tono della vagina. "In genere gli anoressizzanti a base di anfetamine hanno un transitorio effetto di esaltazione della sessualità e della libido", prosegue lo psichiatra, "e le benzodiazepine degli ansiolitici hanno un effetto indiretto perché riducono l'ansia "da prestazione". Quanto alle sostanze naturali, l'elenco potrebbe essere molto lungo, ma spesso i risultati non sono certificabili. In genere si dà credito alle seguenti sostanze: radice di calcatreppolo, pianta di castagnola, pianta fresca di crescione, stipiti di dulcamara, sommità fiorite di elicriso, infiorescenze femminili di luppolo, foglie e frutti di morella, porzioni aeree di morettina, semi di salice nero, semi di senape, sommità fiorite di verbena".