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A quando il cilicio di silicio?
Provare le emozioni del partner grazie ad un microchip
© di Francesco Pandolfi Balbi
Ebbene
sì... Da oggi sembra che sia possibile anche provare, grazie
ad un microchip impiantato sottopelle, le emozioni provate da
altre persone.
Il Professor
Kevin Warwick ne è abbastanza sicuro tanto da fare da cavia,
insieme a sua moglie, per il primo esperimento di questo
genere nella storia della scienza. Faranno l'amore, poi lui si
collegherà ad un computer per rivivere le emozioni provate
da sua moglie.
Il
marchingegno funziona così: il microchip riceve gli impulsi
elettrici dal cervello (emozioni e pensieri sono semplicemente
questo: sostanze chimiche ed elettricità a basso
voltaggio) e li trasmette via radio, appunto, ad un
computer, che li registra e può quindi ritrasmetterli ad
altre persone.
Semplice,
no?
Siamo ormai di fronte ad un traguardo che, non lo nascondo, mi
ha sempre affascinato. Siamo tutti rinchiusi nei nostri corpi,
nei nostri pensieri, apparentemente isolati dal mondo
esterno.
Credo che
chi ama davvero abbia sognato almeno una volta nella vita
di fare ciò che il professor Warwich tenterà fra
qualche giorno. Credo che l'intensità delle proprie emozioni
cresca in modo esponenziale, se si riesce a mescolarle con
quelle del partner.
Finalmente
sarà possibile abbattere la barriera della fisicità e gli
innamorati potranno vivere un idillio colmo di
corresponsione.
Insieme alla
gioia per aver raggiunto questo traguardo sorgono, però,
delle perplessità, alcune delle quali, forse, motivate dalla
scarsità delle informazioni delle quali possiamo disporre.
Viene da
chiedersi, in primo luogo, come il cervello della persona
"ricevente" potrà percepire le emozioni registrate
e se esiste la possibilità che queste giungano falsate scatenando reazioni
impreviste.
Andando più
in profondità sorgono dubbi sulla legittimità di uno
strumento che di fatto abbatte le barriere della privacy,
elemento della nostra vita ormai bistrattato in ogni modo
concepibile dalla società nella quale "sopravviviamo".
Siamo sicuri
che, come al solito, questa vera e propria arma non verrà
utilizzata per controllarci?
Vediamo
qualche ipotesi: se fossi geloso della mia donna, potrei
costringerla ad impiantarsi il fatidico microchip con un
piccolo ricatto che potrebbe suonare con queste parole:
"se mi ami, non avrai certo niente da nascondere, ed io
potrò amarti di più dopo aver provato le tue emozioni."
Bene, di
fatto avrei un completo controllo sulle azioni della mia
donna, potendo facilmente rendermi conto se, per esempio, mi
mette le corna o solo desidera farlo.
E'
sbagliato, allora, parlare di "cilicio al silicio"?
E quali nuovi conflitti interiori andrei a creare, con questa
imposizione, in una donna che sicuramente avrà già parecchi
problemi nell'affrontare la vita in questa società?
Ma non
finisce qui. Quanto credi che ci metteranno per perfezionare
questo strumento in modo da trasmettere "in
diretta"? Quanto credi che ci metteranno per creare un
cervellone che registri, magari all'insaputa di tutti, le
emozioni di qualsiasi persona che abbia il chip impiantato? E
quanto credi che ci metteranno per registrare, oltre alle
emozioni, anche i nostri pensieri? La tecnologia di oggi non
si fermerà certo di fronte a "quisquilie e
pinzillacchere" di questo genere; basterà programmare il
chip in modo che trasmetta al "marito" o alla
"moglie", e contemporaneamente ad un certo
satellite, anonimo nel buio dello spazio.
A questo
punto il gioco sarà fatto: sapranno cosa pensiamo, sapranno
cosa desideriamo anche se noi stessi non non saremo
consapevoli; la
pubblicità non servirà quasi più, sarà talmente azzeccata da
farci imbambolare davanti alla tv.
Ed i
pensatori cosiddetti "autonomi", quelli che
realmente costituiscono l'unico pericolo per un sistema che
sta veramente assumendo sempre di più le caratteristiche
orwelliane del Grande Fratello, che fine faranno?
Davvero, sul
serio, è un gran bel passo avanti!
Ah, un'altra
cosa... Vogliamo scommettere che tutto quello che ho scritto
è già realtà?
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